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06/08/2026Un cane con otite può manifestare fastidio, dolore e cambiamenti nel comportamento che non sempre vengono riconosciuti subito dal proprietario. L’otite è una delle patologie più frequenti nei cani e può colpire animali di qualsiasi età e razza. Se non trattata tempestivamente, può peggiorare e provocare infezioni più profonde o danni all’orecchio. Riconoscere i primi sintomi e intervenire con una visita veterinaria è fondamentale per garantire il benessere del proprio cane.
Come riconoscere un cane con otite
I primi segnali di un cane con otite sono spesso facili da osservare. L’animale può scuotere frequentemente la testa, grattarsi le orecchie con insistenza o tenerle abbassate a causa del dolore. In alcuni casi è possibile notare arrossamento del padiglione auricolare, cattivo odore, presenza di cerume scuro o secrezioni. Alcuni cani possono anche lamentarsi quando vengono accarezzati vicino alle orecchie o mostrare irritabilità e perdita dell’equilibrio nei casi più gravi.
Oltre a questi sintomi, un cane con otite può sfregare ripetutamente la testa contro il pavimento, i mobili o le zampe nel tentativo di alleviare il fastidio. Se l’infiammazione interessa un solo orecchio, è frequente che il cane tenga la testa inclinata da un lato o manifesti dolore quando apre la bocca o mastica. Nei casi più avanzati, l’orecchio può apparire gonfio, molto arrossato e particolarmente sensibile al tatto
Quali sono le cause?
Le cause dell’otite nel cane possono essere molteplici e spesso non dipendono da un solo fattore. Tra le più comuni troviamo le allergie (ambientali o alimentari), la presenza di parassiti, come gli acari dell’orecchio, infezioni causate da batteri o lieviti, in particolare la Malassezia, e la presenza di corpi estranei, come i forasacchi, soprattutto durante la primavera e l’estate. Anche l’eccesso di umidità dopo il bagno o il nuoto può favorire la proliferazione di microrganismi all’interno del condotto uditivo.
Alcuni cani sono inoltre più predisposti a sviluppare otiti. Razze con orecchie lunghe e pendenti, come Cocker Spaniel, Basset Hound e Labrador, oppure cani con condotti uditivi molto stretti o ricchi di pelo, presentano una minore ventilazione dell’orecchio, creando un ambiente caldo e umido ideale per la crescita di batteri e lieviti.
In alcuni casi, l’otite può essere la conseguenza di una patologia sottostante, come disturbi endocrini (ad esempio l’ipotiroidismo), alterazioni della produzione di cerume o la presenza di polipi o neoformazioni nel condotto uditivo. Per questo motivo, soprattutto quando le otiti si ripresentano frequentemente, è importante non limitarsi a trattare i sintomi, ma individuare la causa primaria del problema.
Cosa fare se il cane ha l’otite
Se sospetti che il tuo cane abbia un’otite, evita di utilizzare rimedi fai-da-te o farmaci prescritti in passato. È importante prenotare una visita veterinaria, durante la quale sarà possibile esaminare il condotto uditivo con l’otoscopio ed eseguire, se necessario, esami come la citologia auricolare o il tampone auricolare. Una diagnosi accurata permette di individuare la causa dell’infiammazione e di impostare la terapia più adatta, riducendo il rischio di recidive o complicazioni.
In attesa della visita, è consigliabile evitare di manipolare l’orecchio o tentare di pulirlo se il cane manifesta dolore, poiché si potrebbe peggiorare l’infiammazione o provocare ulteriori lesioni. Se il cane si gratta con insistenza, cerca di limitare il traumatismo per evitare ferite o la formazione di un otoematoma (raccolta di sangue nel padiglione auricolare), che può richiedere un trattamento specifico. È inoltre preferibile evitare bagni o nuotate fino alla completa guarigione, poiché l’umidità favorisce la proliferazione di batteri e lieviti.
Per prevenire future otiti, è utile controllare regolarmente lo stato delle orecchie, soprattutto nei cani predisposti, e utilizzare detergenti auricolari solo se consigliati dal veterinario. Una corretta igiene, associata al trattamento delle eventuali cause predisponenti, come allergie o parassiti, rappresenta il modo migliore per ridurre il rischio di nuovi episodi.




