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Leishmaniosi

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Leishmaniosi: inizia il periodo della prevenzione

La Leishmaniosi è una patologia trasmessa tramite i pappataci, una vera e propria malattia infettiva causata dai protozoi del genere Leishmania. La puntura degli insetti, simili a zanzare di piccole dimensioni che appartengono al genere Phlebotomus, veicola la malattia attaccando cellule e sistema immunitario.

Quali sono le conseguenze?

La Leishmaniosi provoca una progressiva degenerazione dell’organismo dell’animale nella maggior parte dei casi. Purtroppo, al momento non esiste una cura o farmaci in grado di eliminare il parassita insediato all’interno dell’organismo cellulare, viene quindi riconosciuta come malattia cronica. Alcuni cani reagiscono meglio alle cure che attualmente vengono messe in atto, diminuendo la manifestazione dei sintomi nel corso degli anni e procedendo, in alcuni casi, anche alla negativizzazione. Ciò non esclude, però, un ricontagio o reinfestazione.

Quali sono i sintomi della Leishmaniosi?

I cani affetti da Leishmaniosi possono presentare svariati sintomi o non presentarne affatto. I sintomi più comuni sono quelli cutanei (come dermatite ed esfoliazioni, perdita di pelo ed alopecia, ulcere nelle zone peri-oculare, nel naso, nella mucosa orale e sulle orecchie) e quelli viscerali (come sonnolenza, affaticamento, perdita di peso e di appetito, vomito e diarrea, perdita di sangue dal naso, dolori diffusi e ingrossamento dei linfonodi).

Cosa succede se non viene trattata?

In alcuni casi, il periodo di incubazione della Leishmaniosi può essere davvero lungo ed arrivare fino a 7 anni. Se non viene, quindi, individuata la presenza del parassita i danni possono essere progressivi e di vario genere, portando in alcuni casi anche alla morte del cane.

In quali zone di Italia è trasmissibile la Leishmaniosi?

Secondo l’OMS, le zone di trasmissione della malattia infettiva si sono espanse notevolmente negli ultimi anni. Anche in Italia, le regioni che prima non erano considerate a rischio si sono rilevate, causa il cambiamento climatico, in grado di veicolare il parassita. Le regioni del centro e del sud Italia restano quelle in cui l’animale è più a rischio, ma è importante prevenire a prescindere, anche se ci sono, ad esempio, in programma soggiorni in zone costiere o calde in cui la malattia è più presente.

Come prevenire?

Prima dell’inizio della primavera, nei mesi di febbraio e marzo, è importante cominciare il processo di prevenzione. Una visita di controllo dal veterinario è il primo passo: in questo modo potrete conoscere tutti gli step da seguire per contrastare la malattia. Prima di procedere con la vaccinazione, è necessario eseguire un test sierologico che mira ad individuare o meno la presenza del parassita nel cane. A test negativo, si può procedere con il vaccino. È importante tenere presente che il vaccino non esclude ma rafforza il piano antiparassitario che i proprietari devono continuare a mettere in atto.

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